RADIO UAU (R)_4267x4267

Fabri Fibra e Neffa, due generazioni si incontrano in Zarathustra

Di Emilio Luigi Boccalini

Ci sono dischi che arrivano sul mercato e dischi che, ancora prima di essere ascoltati, raccontano una storia. Zarathustra, il nuovo album che unisce Fabri Fibra e Neffa, appartiene decisamente alla seconda categoria. Perché dietro questo incontro non ci sono soltanto due nomi importanti della musica italiana, ma due generazioni, due percorsi e due modi diversi di vivere il rap e, più in generale, la cultura musicale.

Il disco arriva il 9 ottobre e mette insieme due artisti che hanno attraversato epoche profondamente differenti. Fabri Fibra, classe 1976, ha 50 anni; Neffa, nato nel 1967, ne ha 59. Quasi dieci anni di differenza che, nel mondo della musica, possono sembrare pochi, ma che nel rap italiano significano appartenere a momenti storici completamente diversi.

Neffa, prima ancora di diventare l’artista capace di muoversi con grande naturalezza tra rap, soul, pop e cantautorato, è stato uno dei protagonisti della prima stagione dell’hip hop italiano. Negli anni Novanta era alla guida dei Sangue Misto, formazione diventata nel tempo uno dei riferimenti fondamentali della scena underground italiana. Erano gli anni dei centri sociali, delle cassette, dei primi CD autoprodotti, dei graffiti, dei freestyle e di una cultura hip hop che non aveva ancora l’enorme esposizione mediatica che avrebbe conquistato negli anni successivi.

Fabri Fibra arriva invece da quella generazione che ha contribuito a trasformare il rap italiano in un fenomeno di massa. La sua storia parte dall’underground, passa attraverso gli Uomini di Mare e i primi lavori solisti e arriva alla consacrazione con Tradimento, pubblicato nel 2006. Un disco che, per il rap italiano, rappresentò un vero punto di svolta: il linguaggio diventava più diretto, provocatorio, personale e soprattutto capace di uscire definitivamente dai confini della scena.

In mezzo ci sono vent’anni di trasformazioni.

Quando Neffa iniziava a muovere i primi passi nel rap, il concetto stesso di “rapper” in Italia era quasi una dichiarazione di appartenenza. Quando Fibra è esploso, il genere aveva già iniziato a conquistare un pubblico molto più ampio. Oggi, invece, per un ragazzo che si affaccia alla musica, il rap è praticamente parte integrante del mainstream: è nelle classifiche, nei festival, nei talent, nelle playlist e soprattutto nelle piattaforme digitali.

Ed è proprio questo il punto interessante di Zarathustra: Fibra e Neffa appartengono a una generazione che ha conosciuto il rap quando il rap doveva ancora conquistarsi un posto in Italia.

I nuovi protagonisti della scena sono cresciuti in un mondo completamente diverso. Per molti artisti contemporanei Spotify, YouTube, TikTok, Instagram e i social non sono semplicemente strumenti di promozione: sono parte integrante del modo in cui la musica viene concepita, pubblicata e consumata. Un brano può diventare virale prima ancora che l’artista abbia pubblicato un album, mentre una canzone nata magari come frammento per un social può trasformarsi in un successo nazionale.

Fibra e Neffa hanno invece costruito le loro carriere in un’epoca nella quale per farsi ascoltare bisognava prima conquistare fisicamente un pubblico. Concerti, radio, negozi di dischi, passaparola e cassette. E soprattutto tanta gavetta.

C’è poi un’altra cosa che rende curioso questo incontro: entrambi, a modo loro, hanno sempre avuto un rapporto particolare con le etichette.

Neffa non è mai stato semplicemente “un rapper”. La sua carriera lo ha portato lontano dalle coordinate dell’hip hop delle origini, attraversando soul, pop, elettronica e cantautorato. Fibra, invece, ha costruito una figura artistica fortemente riconoscibile proprio attraverso la provocazione, l’ironia e la capacità di raccontare le contraddizioni della società e dell’industria musicale.

Due percorsi diversi, dunque, ma entrambi caratterizzati dalla capacità di non rimanere fermi.

Ed è forse questo il vero significato di Zarathustra. Non soltanto l’incontro tra Fabri Fibra e Neffa, ma l’incontro tra due momenti della storia della musica italiana. Il passato dell’hip hop che incontra quello che, nel frattempo, è diventato il presente del rap.

Il titolo stesso, Zarathustra, richiama inevitabilmente Friedrich Nietzsche e il suo celebre Così parlò Zarathustra. Un riferimento che, già di per sé, sembra suggerire qualcosa di più ambizioso rispetto alla semplice collaborazione tra due artisti.

Ma la vera curiosità sarà capire cosa succede quando due musicisti con una storia così lunga alle spalle decidono di incontrarsi artisticamente proprio adesso.

Perché Fibra e Neffa non hanno bisogno di dimostrare di appartenere al rap italiano. Lo hanno già fatto, ciascuno a modo proprio. E forse è proprio questa la parte più interessante: ascoltare due artisti che non devono più rincorrere nessuno e che possono permettersi di confrontarsi con il passato, con il presente e con una scena che nel frattempo è diventata completamente diversa.

In un momento in cui il rap italiano sembra vivere una continua corsa verso il nuovo, Zarathustra arriva quasi come un promemoria: prima di TikTok c’erano le cassette, prima degli algoritmi c’erano i negozi di dischi, prima delle playlist c’erano i DJ e prima che il rap diventasse uno dei linguaggi principali della musica italiana c’erano artisti che cercavano semplicemente un modo per farlo esistere.

Neffa e Fabri Fibra vengono da lì.

E domani, con Zarathustra, quelle due generazioni tornano a parlarsi.

Non per nostalgia. Ma per vedere cosa può succedere quando chi ha contribuito a costruire una scena incontra chi, quella scena, l’ha aiutata a portare definitivamente al grande pubblico.