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MILANO FASHION WEEK: LA MODA SFILA, MILANO BALLA

Di Jacopo Pettine

Per una settimana Milano ha smesso di essere soltanto Milano. Le vie del centro si sono trasformate in un gigantesco backstage a cielo aperto, gli hotel hanno riempito le hall di modelle, stilisti e celebrity, i ristoranti hanno improvvisamente trovato tavoli per ospiti che fino a cinque minuti prima sembravano impossibili da sistemare e, soprattutto, ogni angolo della città è diventato potenzialmente il posto giusto per incontrare qualcuno di famoso.

Dal 22 al 28 settembre la Milano Fashion Week Primavera/Estate 2027 ha portato in città 203 appuntamenti, 61 sfilate, 88 presentazioni e 54 eventi. Numeri che raccontano una macchina gigantesca, capace di generare anche un indotto superiore ai 219 milioni di euro. Ma dietro ai numeri c’è soprattutto una Milano che, per sette giorni, vive a un ritmo diverso.

E questa volta la settimana della moda è sembrata ancora più internazionale del solito.

Il primo grande spettacolo è stato Vogue World: Milano, una specie di enorme dichiarazione d’amore alla moda italiana che ha trasformato il centro della città in un palcoscenico internazionale.

E naturalmente sono arrivati loro, i nomi capaci di far impennare immediatamente il traffico sui social:

Jennifer Lopez è stata una delle protagoniste assolute. Prima elegantissima, poi fotografatissima, poi anche sorprendentemente normale: durante il suo soggiorno milanese J-Lo è stata avvistata al ristorante La Gioia di via San Marco, dove avrebbe ordinato parmigiana, burrata, pappa al pomodoro, vitello tonnato, ravioli, cacio e pepe, risotto alla milanese e tiramisù. Insomma, altro che dieta da superstar: davanti alla cucina italiana, anche Jenny from the Block sembra aver deposto le armi.

E poi Dua Lipa, fotografata addirittura alla Scala, Adam Sandler a spasso per il Quadrilatero con il suo ormai leggendario look da “non sono venuto qui per vestirmi elegante”, Naomi Campbell, Cardi B, Leonardo DiCaprio con Vittoria Ceretti, Anna Wintour e una lunga lista di attori, musicisti, influencer e personaggi dello spettacolo.

Il bello della Fashion Week, del resto, è proprio questo: a un certo punto diventa difficile capire dove finisca la sfilata e dove inizi il gossip.

Uno dei momenti più fotografati della settimana è arrivato da Bottega Veneta.

La sorpresa finale è stata Kendall Jenner, scelta per chiudere la sfilata. Ma ad attirare l’attenzione non era soltanto lei, in prima fila c’era infatti Jacob Elordi, attore e compagno della modella, che ha seguito con attenzione la passerella mentre Kendall attraversava lo spazio dello show.

La scena era praticamente già pronta per Instagram: supermodella in passerella, fidanzato famoso in prima fila, flash ovunque e Milano sullo sfondo, e quando una coppia del genere si incontra nel posto più fotografato del mondo della moda, è quasi impossibile che i paparazzi si concentrino sulla collezione.

Ma veniamo alla moda vera:

La parola chiave uscita dalle passerelle milanesi è probabilmente una: gonna.

Prada ne ha fatto quasi una dichiarazione d’identità, presentandola in decine di versioni differenti. Al ginocchio, plissettata, a portafoglio, fluida, elaborata, minimalista. Una vera ossessione creativa che ha riportato al centro del guardaroba femminile un capo che sembrava destinato a lasciare sempre più spazio ai pantaloni.

E qui è arrivato anche uno dei curiosi cortocircuiti della settimana.

Proprio nei giorni della Fashion Week era esplosa la polemica intorno alle dichiarazioni di Antonio Tajani sull’abbigliamento femminile. La collezione Prada, preparata ovviamente mesi prima, con la sua enorme celebrazione della gonna, è stata inevitabilmente letta da molti come una sorta di risposta culturale alla vicenda.

La moda, ancora una volta, riesce a dire qualcosa senza necessariamente pronunciare una parola.

Se la gonna torna protagonista, c’è un altro elemento che promette di far discutere parecchio: la lingerie a vista.

Il reggiseno smette definitivamente di essere qualcosa da nascondere e diventa parte dell’outfit. Prada, Fendi, Dolce&Gabbana e altri marchi lo hanno trasformato in un vero elemento di styling, in pratica, la prossima estate potrebbe essere quella in cui la domanda davanti all’armadio non sarà più “cosa metto sopra?”, ma “quanto di quello che normalmente metterei sotto sono disposto a far vedere?”.

E attenzione anche ai colori: il rosso profondo, il burgundy, il vinaccia e l’oxblood sembrano destinati a diventare quasi dei nuovi neutri, mentre il make-up abbandona il minimalismo assoluto per tornare a essere più espressivo, imperfetto e persino un po’ spettinato.

Tra gli appuntamenti più osservati c’era naturalmente Gucci, dove Demna ha presentato la sua seconda collezione per la maison.

La sfilata è stata ambientata all’interno di una gigantesca riproduzione di un negozio Gucci e ha giocato con personaggi diversi: aristocratiche ribelli, snob, eccentriche, power woman anni Ottanta e una quantità importante di riferimenti al guardaroba borghese reinterpretato in maniera decisamente meno tranquilla.

È una delle grandi storie della moda contemporanea: capire come i marchi storici italiani riescano a cambiare pelle senza perdere la propria identità.

La Fashion Week si è chiusa con Giorgio Armani, e qui il discorso diventa inevitabilmente più emozionale.

A un anno dalla scomparsa di Giorgio Armani, la maison guarda al futuro con una collezione intitolata “Evolution”, firmata da Silvana Armani.

Il linguaggio resta quello della casa: eleganza, sartorialità, linee morbide. Ma compaiono anche elementi nuovi, compreso l’uso del cotone, storicamente poco presente nell’universo Armani, e richiami agli anni Ottanta, tra spalle strutturate, dettagli metallici e geometrie.

E c’è un dettaglio che forse racconta meglio di qualsiasi comunicato la volontà di mantenere vivo il legame con il fondatore: sulla passerella è comparsa anche una riproduzione dell’abito della Prima Comunione di Giorgio Armani.

Non soltanto moda, quindi.

Memoria e non solo, perché alla fine Milano Fashion Week non sono soltanto le passerelle.

Sono gli aperitivi, le cene blindate, gli hotel pieni di fotografi, le feste che cominciano quando finiscono le sfilate e soprattutto quella particolare atmosfera per cui, durante una settimana, sembra normale vedere una supermodella uscire da un ristorante, un attore americano attraversare via Montenapoleone o una popstar arrivare in città per una sola serata.

E quest’anno c’è stato anche un annuncio particolarmente curioso: Naomi Campbell avrebbe manifestato l’intenzione di fare di Milano una presenza ancora più stabile, fino a parlare di una possibile casa in città, del resto Milano non è più soltanto il luogo dove si viene a sfilare, è diventata il luogo dove si viene per esserci.

E, come ogni Fashion Week che si rispetti, non sono mancate le polemiche.

Una delle più evidenti ha riguardato la protesta contro l’uso della pelliccia, con una manifestazione che ha attraversato Milano durante la settimana e che ha portato il tema della sostenibilità e dell’utilizzo dei materiali animali direttamente dentro il racconto della moda.

Perché la moda contemporanea è ormai questo: lusso e sostenibilità, glamour e responsabilità, celebrity e attivismo. Tutto contemporaneamente.

Ed è forse proprio questa la vera forza della Fashion Week milanese.